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XX Rapporto sull'economia della provincia di Rimini: presentati i dati dell'Osservatorio economico

E' stato presentato lo scorso 31 marzo 2014 il XX Rapporto sull'economia della provincia di Rimini. Accanto alla diffusione dei dati statistici, a segnalare un'economia ancora fortemente in crisi ma con evidenti segnali di ripresa, come nell'export, la giornata è stata caratterizzata da 12 testimonianze di imprese che, investendo su innovazione, internazionalizzazione e valorizzazione delle risorse umane, hanno trovato la 'chiave' per superare le difficoltà.

La presentazione dei dati è stata affidata a Massimo Guagnini, Partner Prometeia. L'incontro è stato moderato da Sergio Barducci, giornalista di San Marino RTV. Ospite e commentatore è stato invece Giuseppe Turani, giornalista e scrittore. Sono intervenuti Manlio Maggioli, Presidente della Camera di commercio di Rimini, Massimo Pasquinelli, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, Antonello E. Scorcu, Coordinatore del Campus di Rimini dell'Università di Bologna.

I DATI STATISTICI

Il Rapporto sull’Economia della provincia di Rimini, arrivato alla 20 Edizione, nasce per divulgare il grande patrimonio di informazioni economiche e statistiche delle Camere di Commercio. Strettamente integrate con le realtà associative locali e costantemente impegnate nella crescita del territorio in cui operano, le Camere di Commercio rappresentano un sistema vicino alle imprese in grado di offrire un punto di osservazione privilegiato sullo stato dell’economia reale e sulle tendenze in atto. Quest’anno contiene inoltre un’analisi sugli esiti del IX Censimento dell’Industria e dei Servizi.

La seguente sintesi approfondirà, in primo luogo, quelle che possono essere considerate, vista la situazione dell’economia in generale, le due tematiche principali:

Mercato del Lavoro

Sistema Bancario

Per poi analizzare, in modo più sintetico, le altre dinamiche economiche:

Import-Export

Demografia delle Imprese

Annata Agraria

Congiuntura Manifatturiera

Movimento Turistico

Giungendo, infine, all’analisi degli:

Scenari Previsionali

MERCATO DEL LAVORO

Avviati e Avviamenti 

Elaborazione Centro studi Politiche del lavoro e società locale della Provincia di Rimini su dati SILER (Sistema Informativo Lavoro della Regione Emilia-Romagna)

Nel 2013, in provincia di Rimini, ci sono stati 57.558 avviati (lavoratori che hanno instaurato almeno un rapporto di lavoro dipendente nell’anno), con un decremento, rispetto al 2012 (63.538 avviati), del 9,4% e 93.373 avviamenti (numero dei rapporti di lavoro dipendente instaurati nell’anno), con una diminuzione, rispetto al 2012 (106.759 avviamenti), del 12,5%; in termini di variazioni percentuali annue, trattasi di flessioni assai rilevanti, che risultano essere le più elevate dall’avvento della crisi nel 2009.

Il settore del turismo, inteso come alberghi, ristoranti e pubblici esercizi, raccoglie il 50,8% degli avviamenti, e ciò conferma la forte propensione a questo settore dell’economia riminese; ovviamente questo incide, da un lato, sul periodo di assunzione, e, dall’altro, sul tipo di contratto, sia a livello di assunzioni nel ricettivo/ristorazione, sia a livello di assunzioni complessive (soprattutto nei settori che hanno una stretta correlazione con il turismo, come ad esempio il Commercio).

Riguardo al periodo di assunzione, si parla anche di “stagionalità” degli avviamenti, confermato dal fatto che tra l’inizio delle festività pasquali (avvenuto nel 2013 a marzo) e dell’estate si sono verificati il 52,3% degli avviamenti complessivi; riguardo al tipo di contratto, si riscontra che il 64,0% del totale degli avviamenti risulta essere a “tempo determinato” e il 15,4% degli stessi assunto con contratto di lavoro “intermittente”. 

La crescente flessibilizzazione del mercato del lavoro riminese, in atto ormai da circa un decennio, ha comportato due importanti cambiamenti tra loro correlati nelle modalità di regolazione dei rapporti professionali: in primo luogo, si è assistito ad una progressiva riduzione nell’incidenza del lavoro dipendente a tempo indeterminato (quello che rappresentava il contratto ‘standard’) e, in secondo luogo, è aumentato l’impiego dei rapporti a termine, anche attraverso l’utilizzo delle forme contrattuali atipiche (soprattutto: contratti a chiamata, contratti di somministrazione e rapporti di collaborazione).

Altri aspetti interessanti sono rappresentati dal genere, dall’età, dalla residenza e dalla nazionalità degli avviati; in tal senso, il 53,3% degli avviati risulta essere di sesso femminile, il 28,4% essere compreso nella classe di età 25-34 anni, il 66,7% risiedere in provincia e il 70,0% essere di nazionalità italiana; in particolare:

- riguardo alla classe di età, nel 2013, rispetto al 2012, si registrano variazioni percentuali negative in tutte le macro classi: 15-24 anni (-13,7%), 25-34 anni (-10,6%), 35-44 anni (-7,1%) e over 45 (-6,9%); preoccupante è la situazione degli under 25, che non solo fanno solo segnare il decremento maggiore ma che vedono scendere, a partire dal 2011, il loro peso percentuale sul totale degli avviati di oltre tre punti percentuali (dal 22,9% nel 2011 al 19,4% nel 2013);

- riguardo alla nazionalità è utile rilevare l’incremento del peso dei lavoratori stranieri sul totale (dal 29,3% nel 2012 al 30,0% nel 2013) e, al tempo stesso, constatare come il forte calo delle assunzioni, nel 2013 rispetto al 2012, abbia coinvolto in misura minore gli stranieri (-7,2%) rispetto agli italiani (-10,3%).

- Cassa Integrazione Guadagni 

> Elaborazione Centro studi Politiche del lavoro e società locale della Provincia di Rimini su dati INPS

Nel 2013, in provincia di Rimini, l’utilizzo complessivo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria, Straordinaria e in Deroga) diminuisce, rispetto al 2012, dell’1,6%, passando da 9.186.908 ore autorizzate del 2012 a 9.037.647 ore autorizzate del 2013; nel dettaglio:

- diminuisce la CIG Ordinaria del 24,7% (da 1.193.355 ore del 2012 a 899.063 ore del 2013);

- diminuisce la CIG Straordinaria del 15,2% (da 4.483.951 ore del 2012 a 3.803.594 ore del 2013);

- aumenta la CIG in Deroga del 23,5% (da 3.509.602 ore del 2012 a 4.334.990 ore del 2013).

Il “settore” che maggiormente ha risentito del ricorso alle tre tipologie di CIG è stato quello industriale (compreso l’artigianato) con oltre 5,9 milioni di ore autorizzate, al cui interno si evidenziano quello della meccanica, con più di 2,7 milioni di ore, e quello del legno, con più di 1 milione di ore; a seguire il commercio, con oltre 1,6 milioni di ore autorizzate, e l’edilizia, con oltre 1,4 milioni di ore autorizzate. La “tipologia di occupati” maggiormente interessata alla CIG è quella degli operai con oltre 6 milioni di ore autorizzate (+6,5% rispetto al 2012) mentre quasi 3 milioni di ore autorizzate riguardano gli impiegati (-14,7% rispetto al 2012).

In conclusione, occorre dire che il calo nell’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni nel 2013 non va necessariamente interpretato come il segno di una reale svolta nello stato di crisi in cui versa l’economia locale, e ciò per almeno due ragioni:

1) innanzitutto, alla significativa riduzione della CIGO e della CIGS (spesso causata dal fatto che molti lavoratori hanno già utilizzato tutte le opportunità stabilite dalla legislazione ordinaria oppure che molte aziende hanno terminato gli strumenti normalmente previsti per le sospensioni dell’attività lavorativa) si accompagna, come si è visto, un aumento assai consistente degli ammortizzatori sociali in deroga;

2) in secondo luogo, poiché la CIGS, rappresenta spesso il primo passo verso una riduzione degli organici aziendali, e un suo impiego così rilevante, anche se in calo, lascia molte ombre sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti.

- Liste di Mobilità 

> Elaborazione Centro studi Politiche del lavoro e società locale della Provincia di Rimini su dati SILER (Sistema Informativo Lavoro della Regione Emilia-Romagna)

Altro dato che fotografa l’andamento dell’occupazione è rappresentato dai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (che dal 2013 comprende solo i lavoratori coinvolti da un licenziamento collettivo), che nel 2013, in provincia, sono risultati essere 729 (dato provvisorio), rispetto ai 476 iscritti nel 2012, con una variazione percentuale del +53,2%; sintetizzando, il profilo dei lavoratori messi in mobilità sul territorio provinciale nel corso del 2013 si caratterizza per una maggiore presenza di uomini (65,3% del totale), di over 45 (49,0% del totale) e di italiani (84,1% del totale). 

Questo dato conferma le persistenti difficoltà in cui versano molte imprese del territorio, in quanto i licenziamenti rappresentano spesso l’esito conclusivo di crisi aziendali iniziate negli anni precedenti per le quali il ricorso alla Cassa Integrazione non è riuscito ad evitare una riduzione del personale o addirittura il fallimento dell’impresa.

Infine, un’informazione interessante per valutare la capacità del sistema produttivo locale di riassorbire manodopera è vedere gli esiti occupazionali successivi al licenziamento, e cioè osservare se nel corso dell’anno è stata registrata o meno, tra le persone messe in mobilità, una nuova assunzione; nel dettaglio, ben il 70,4% dei lavoratori iscritti alla mobilità durante il 2013 non ha più avuto avviamenti alle dipendenze mentre solo il 29,6% è riuscito a farsi assumere (di questi, il 20,1% è rimasto occupato sino alla fine del 2013 e il 9,5% ha concluso il rapporto di lavoro entro il mese di dicembre). Da tali dati emergono, quindi, tutte le difficoltà di reinserimento professionale dei lavoratori licenziati (situazione, tra l’altro, in peggioramento rispetto al 2012).

- Tassi di Occupazione e Disoccupazione 

> Dati di fonte ISTAT Forze lavoro

In ultimo, è utile analizzare gli indicatori di fonte ISTAT Forze Lavoro, aggiornati a livello provinciale al 2013.

Il tasso di occupazione in provincia di Rimini si è attestato al 60,6% (era al 63,7% nel 2012), con valori più alti riguardo al genere maschile (71,5%) e più bassi per il genere femminile (50,0%); nel confronto regionale e nazionale, il nostro territorio ha valori inferiori a quelli dell’Emilia-Romagna (66,3%) e superiori a quelli dell’Italia (55,6%). Riguardo invece al tasso di disoccupazione, in provincia di Rimini questo si è attestato all’11,5% (era al 9,8% nel 2012), con valori più bassi per i maschi (8,3%) e più alti per le femmine (15,6%); nel confronto regionale e nazionale, il nostro territorio ha valori superiori a quelli dell’Emilia-Romagna (8,5%) e inferiori a quelli dell’Italia (12,2%).

Preoccupante è la situazione riguardo ai giovani, con un tasso di disoccupazione che arriva in provincia di Rimini al 25,0% nella fascia di età 15-29 anni (22,5% maschile e 27,9% femminile) e addirittura al 30,0% nella fascia di età 15-24 anni (27,5% maschile e 33,8% femminile). Ciò che fa maggiormente riflettere è l’impennata che si è avuta in tali tassi in provincia negli ultimi anni: infatti, il tasso di disoccupazione giovanile è notevolmente cresciuto, sia con riferimento alla classe 15-29 anni (dall’11,8% nel 2011, al 15,8% nel 2012, al 25,0% nel 2013) sia con riferimento alla classe 15-24 anni (dal 15,5% nel 2011, al 20,5% nel 2012, al 30,0% nel 2013).

SISTEMA BANCARIO

> Dati di fonte Banca d’Italia (Bollettino Statistico)

Il 2013 è stato un anno particolarmente difficile per l’accesso al credito delle PMI. Purtroppo l’andamento tendenziale negativo iniziato nella seconda metà del 2011 è proseguito nei due anni successivi; la dinamica dei prestiti bancari si è via via assottigliata, diventando negativa in una prima fase nel corso del 2009 e di nuovo dalla fine del 2011 ad oggi.

Purtroppo i timori che accompagnavano l’introduzione delle nuove regole di Basilea 2 si sono concretizzati tutti; in base, infatti, all’accordo di Basilea 2 (e le successive evoluzioni in ottemperanza al nuovo accordo di Basilea 3), le banche devono mantenere un equilibrio costante tra gli impieghi dell’attivo (crediti verso le imprese e famiglie, investimenti mobiliari, altre poste) ed il capitale accantonato a presidio dei rischi assunti. Il Patrimonio di Vigilanza delle banche è quindi direttamente proporzionale al rischio ponderato dell’attivo patrimoniale. Un maggiore rischio degli impieghi richiede un maggiore capitale accantonato. 

La valutazione rigida imposta dalle nuove norme al sistema bancario si è inevitabilmente riflessa sul sistema dell’economia reale. In una fase di normale andamento economico il cambiamento avrebbe potuto essere assorbito con maggiore gradualità, purtroppo la fase prolungata di crisi economica ha moltiplicato i problemi sino alla situazione attuale. Molte aziende purtroppo hanno dovuto chiudere, il sistema appare sempre più debole ed in difficoltà. 

La ristrettezza del credito è confermata dai dati sugli Impieghi bancari, con l’aggiornamento al 31/12/2013, fonte Banca d’Italia; a fine dicembre 2013, infatti, la consistenza degli Impieghi totali ammonta a 11.441 milioni di euro con una variazione percentuale, rispetto a dicembre 2012, del -3,0% (da 11.800 milioni di euro a dicembre 2012 a 11.441 milioni di euro a dicembre 2013).

 A risentirne maggiormente sono state, alla luce dei fatti, proprio le imprese; nello specifico, infatti, si è avuto un calo degli Impieghi alle Imprese del 4,2% (da 8.020 milioni di euro a dicembre 2012 a 7.685 milioni di euro a dicembre 2013), calo che arriva fino al 9,9% considerando i soli “Impieghi vivi” (Impieghi al netto delle Sofferenze), con la situazione peggiore con riferimento al credito verso il settore edile (-23,9% di impieghi rispetto all’anno precedente).

Altri dati che confermano la ristrettezza del credito, anche se aggiornati al 30/09/13, sono relativi ai Finanziamenti bancari; nello specifico alla consistenza dei Finanziamenti per cassa, oltre il breve termine e agevolati.

Riguardo alla consistenza dei Finanziamenti per cassa, in provincia di Rimini, questi ammontano, al 30/09/13, a 10.038 milioni di euro, con una variazione percentuale negativa, rispetto al 30/09/12 (11.091 milioni di euro accordati), del 9,5%; tale calo risulta essere inferiore a quello dell’Emilia-Romagna (-11,6%) ma superiore a quello dell’Italia (-8,3%). Nel contempo, anche le garanzie reali che assistono tali finanziamenti sono diminuite, passando dai 5.278 milioni di euro del 30/09/12 a 5.000 milioni di euro del 30/09/13 (-5,3%); si evidenzia che la quota delle suddette garanzie sui medesimi finanziamenti, in presenza di un calo di quest’ultimi, aumenta (dal 47,6% al 49,8%).

Per ciò che riguarda, poi, la consistenza dei Finanziamenti oltre il breve termine, in provincia di Rimini, si passa da 7.727 milioni di euro del 3° trimestre 2012 a 7.403 milioni di euro del 3° trimestre 2013 (di cui il 99,0% a tasso non agevolato), con una diminuzione del 4,2%; per ciò che concerne, la consistenza dei finanziamenti agevolati, si passa da 79 milioni di euro del 3° trimestre 2012 a 78 milioni di euro del 3° trimestre 2013, con una diminuzione dell’1,3%.

Alla riduzione del credito concesso da parte delle banche, si aggiungono, per contro, i dati sulle Sofferenze bancarie che spiegano la difficoltà della clientela (imprese e non) nel restituire il finanziamento avuto dalle medesime banche; i dati in tal senso sono assolutamente negativi, e dicono che, in provincia di Rimini, al 30/09/13, le Sofferenze ammontano a 1.177 milioni di euro (erano 834 milioni al 30/09/12), con un incremento, rispetto all’anno precedente, del 41,1%. 

In questo complesso scenario l’intervento dei Confidi è stato molto importante per le imprese, anche se contraddistinto da crescenti difficoltà. Il  loro compito tradizionale è quello di agevolare l’ottenimento del credito da parte del sistema bancario e attenuare la rischiosità dell’operazione di finanziamento attraverso il rilascio di garanzie a costi accessibili. 

Da sempre il rapporto tra Confidi e Enti Pubblici è  di supporto al mondo imprenditoriale. Tutti i Confidi, emanazione delle varie categorie imprenditoriali, hanno svolto un’azione estremamente efficace per lo sviluppo economico del territorio. I contributi pubblici utilizzati per interventi agevolativi  hanno consentito alle imprese di ridurre l’impatto economico degli oneri finanziari e sviluppare gli investimenti aziendali. E’ anche vero che da quando è iniziata la crisi il supporto della garanzia ha acquisito gradatamente maggiore importanza. In tempi come quelli attuali in cui si rileva una particolare attenzione da parte del sistema bancario al contenimento delle perdite su crediti, la presenza di una garanzia  di un Confidi  assume importanza fondamentale.

Secondoi dati derivanti dall’Osservatorio regionale sul credito in Emilia-Romagna, implementato da Unioncamere E.-R. ed Istituto Tagliacarne, nel 2013, in provincia di Rimini,        le imprese che nel corso della propria attività hanno fatto ricorso ad un Confidi per accedere al credito bancario rappresentano il 23,9% del sistema imprenditoriale riminese (in aumento rispetto al 21,3% del 2012), un valore che risulta inferiore al 26,3% rilevato in Emilia-Romagna      (in aumento rispetto al 20,0% del 2012).

Occorre infine sottolineare che il perdurare della crisi si fa sentire, ed il profilo di rischio delle garanzie rilasciate è costantemente aumentato negli ultimi anni. L’incidenza delle partite deteriorate è cresciuta costantemente e rappresenta la voce che maggiormente sta influenzando in negativo la chiusura dei conti economici dei confidi, erodendo l’entità dei patrimoni a presidio dei rischi in essere. 

IMPORT-EXPORT

> Dati di fonte ISTAT Coeweb

Dati positivi per il commercio con l’estero; in provincia di Rimini, infatti nel 2013 i dati relativi all’Export fanno segnare rispetto al 2012, un incremento dello 0,3%, seppur lieve, (da 1.853.095.628 euro del 2012 a 1.858.399.424 euro del 2013) mentre l’Import, sempre rispetto all’anno precedente, rimane sostanzialmente stabile (da 668.530.596 euro del 2012 a  668.677.597 euro del 2013). Il saldo della bilancia commerciale, ampiamente positivo, risulta essere del +1.189.721.827 euro.  

I 5 principali prodotti oggetto di importazione sono, nell’ordine:

- Articoli di abbigliamento, escluso l'abbigliamento in pelliccia (15,1% sul totale)

- Pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati (13,7%)

- Altri prodotti in metallo (bidoni in acciaio, imballaggi leggeri in metallo, articoli di bulloneria, prodotti fabbricati con fili metallici, catene e molle) (5,6%)

- Macchine di impiego generale (motori e turbine escl. i motori per mezzi su strada e aeromobili, pompe e compressori, rubinetti, valvole e cuscinetti a sfere) (3,3%)

- Pesci ed altri prodotti della pesca; prodotti dell'acquacoltura (3,2%) 

I 5 principali prodotti oggetto di esportazione sono, nell’ordine:

- Articoli di abbigliamento, escluso l'abbigliamento in pelliccia (28,6% sul totale)

- Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili (11,9%)

- Navi e imbarcazioni (10,1%)

- Altre macchine di impiego generale (forni e bruciatori, sistemi di riscaldamento e refrigerazione, macchine e attrezzature per ufficio escl. computer, macchine di sollevamento e movimentazione) (6,6%)

- Articoli di maglieria (3,7%)

In particolare, per ciò che riguarda l’Export, in termini di aree geografiche, il 66,6% del totale ha come sbocco l’Europa (47,0% i Paesi dell’Unione Europea, 19,6% gli Altri Paesi europei), il 16,4% l’Asia e il 12,8% l’America; in termini di singolo Paese invece, i principali sono la Russia (verso cui si concentra l’11,9% del totale dell’export), la Francia (il 9,0%) gli Stati Uniti (il 7,1%), la Germania (il 6,6%), il Kazakistan (il 4,1%), il Regno Unito (il 4,0%) e la Spagna (il 3,5%).

In sintesi: in un momento di crisi come quello attuale, caratterizzato soprattutto dalla contrazione della domanda interna, l’export può fare la differenza tra un’azienda che sopravvive, crescendo, ed una che arranca; ma, ovviamente, l’internazionalizzazione non si improvvisa e non è l’ultima spiaggia a cui approdare nella speranza di sopravvivere all’ultimo minuto. Occorre mantenere sempre elevato lo standard qualitativo dei prodotti offerti sul mercato estero, mantenendo politiche di prezzo competitive, rese possibili dall'innovazione nei sistemi di produzione e dalla gestione dell’export, fondamentale per le strategie di crescita delle PMI. In tal senso, la figura dell’Export Manager può risultare decisiva per competere a livello internazionale. In un’economia globalizzata infatti, le aziende hanno bisogno anche di personale specializzato in grado di comprendere le nuove dinamiche di esportazione su scala mondiale, influenzate dal crescente utilizzo delle Tecnologie di Informazione e Comunicazione (TIC) e di Web Marketing.

DEMOGRAFIA DELLE IMPRESE

> Elaborazione Infocamere Stockview su dati Registro Imprese CCIAA Rimini

La crisi del sistema economico-finanziario si ripercuote in misura pesante anche sul sistema impresa; lo si può notare, da un lato, dalla numerosità delle imprese attive e, dall’altro, dalla situazione delle imprese iscritte e cessate.

Per ciò che riguarda la numerosità delle imprese attive, in provincia di Rimini, al 31 dicembre 2013 queste sono risultate essere 35.521, contro le 35.781 del 31 dicembre 2012, con un decremento dello 0,7%; tale calo è inferiore alla variazione percentuale negativa che si è avuta sia a livello regionale (-1,4%) che a livello nazionale (-1,0%).

Le imprese individuali, pur costituendo la forma giuridica principale del territorio riminese (19.366 unità, il 54,5% sul totale delle imprese), rappresentano anche quelle che maggiormente risentono della crisi, con un calo, rispetto al 31/12/12, del 2,2%; le difficoltà di questa tipologia di impresa rispetto alla forma societaria sono rappresentate soprattutto dalla scarsa capacità di stare o di riposizionarsi sul mercato e dalla stretta dipendenza dal credito bancario, a cui si aggiungono la scarsa o nulla propensione all’innovazione e la non competitività sul mercato estero. Aumentano, invece, sia le società di capitale (5.840 unità, il 16,4% del totale delle imprese), dell’1,2%, sia soprattutto le altre forme (cooperative, consorzi e associazioni) (774 unità, il 2,2% del totale), del 14,5%, mentre le società di persone (9.541 unità, il 26,9% del totale) rimangono sostanzialmente stabili (+0,1% sull’anno precedente).

Per ciò che concerne le iscrizioni e cessazioni di impresa, nell’anno 2013, in provincia di Rimini, le cessazioni, con 3.034 unità, hanno superato le iscrizioni, arrivate a 2.905 unità, determinando un saldo nati-mortalità delle imprese negativo (-129 imprese); nel confronto con l’anno 2012, si ha un incremento delle imprese iscritte dell’1,9% a cui si associa, però, un altrettanto, e ben maggiore, incremento delle imprese cessate del 3,2%.

I settori con un saldo maggiormente negativo sono risultati essere, nell’ordine, il Commercio, cioè il principale settore economico provinciale con 9.361 imprese attive (26,4% sul totale)         (704 iscrizioni e 925 cessazioni: -221 imprese), i Servizi di alloggio e ristorazione (226 iscrizioni e 402 cessazioni: -176 imprese), l’Agricoltura (59 iscrizioni e 223 cessazioni: -164 imprese), le Costruzioni (387 iscrizioni e 531 cessazioni: -144 imprese), i Trasporti (25 iscrizioni e 77 cessazioni: -52 imprese), l’Industria Manifatturiera (129 iscrizioni e 174 cessazioni: -45 imprese), e le Attività professionali, scientifiche e tecniche (87 iscrizioni e 127 cessazioni: -40 imprese);         gli unici settori con un saldo positivo sono stati i Servizi finanziari e assicurativi (60 iscrizioni e 45 cessazioni: +15 imprese) e Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (91 iscrizioni e 90 cessazioni: +1 impresa).    

ANNATA AGRARIA

> Elaborazione Ufficio Statistica della Provincia di Rimini su dati Consorzi Agrari

L’Annata Agraria della provincia di Rimini si compone delle Produzioni Vegetali ed Animali; le prime stime dicono che nel 2013 il totale della P.L.V. (produzione lorda vendibile), ammonta a 135.877.625,62 Euro (-0,6% rispetto al 2012). 

Il maggiore contributo alla P.L.V. è dato dalle Produzioni Vegetali con 110.052.478,01 Euro (81,0% sul totale della P.L.V., +0,2% rispetto al 2012), dove spicca il comparto delle “coltivazioni orticole” con 49.205.263,00 Euro; le Produzioni Animali danno invece come risultato 25.825.147,61 Euro (19,0% sul totale della P.L.V., -4,0% rispetto al 2012), in cui emergono i “prodotti degli allevamenti avicunicoli” con 13.299.677,71 Euro.

CONGIUNTURA MANIFATTURIERA

> Dati di fonte Unioncamere Emilia-Romagna e Unioncamere Nazionale

Il settore manifatturiero in provincia di Rimini ha manifestato, nell’anno 2013, rispetto all’anno 2012, una diminuzione delle principali variabili: produzione: -2,4%, fatturato: -2,3% e ordinativi: -2,3%; i relativi andamenti trimestrali dell’anno 2013, rispetto ai rispettivi periodi del 2012, mostrano delle dinamiche negative in quasi tutti e quattro i trimestri considerati (con la sola eccezione del 2° trimestre, che aveva visto lievi incrementi di fatturato e ordinativi), con la situazione più critica nel 4° trimestre, laddove la produzione, il fatturato e gli ordinativi calano, rispettivamente, del 3,3%, del 3,6% e del 4,4%.

Le principali variabili dell’industria manifatturiera, nel 2013, sono negative anche in Emilia-Romagna e Italia; in sintesi, rispetto alle variazioni percentuali negative provinciali, in Emilia-Romagna si registra un calo superiore sia della produzione (-2,7%), sia del fatturato (-2,8%) che degli ordinativi (-3,3%) mentre in Italia si assiste ad una diminuzione superiore sia della produzione (-2,7%), sia del fatturato (-2,5%) e una medesima contrazione degli ordinativi (-2,3%).

MOVIMENTO TURISTICO

> Elaborazione Ufficio Statistica della Provincia di Rimini su dati Strutture ricettive

I dati del movimento turistico complessivo nell’anno 2013, in provincia di Rimini, registrano 3.147.464 arrivi – 2.390.047 arrivi italiani (75,9% sul totale) e 757.417 arrivi esteri (24,1%) e 15.504.706 presenze – 11.458.128 presenze italiane (73,9% sul totale) e 4.046.578 presenze estere (26,1%) 

In termini di variazioni percentuali annue, per ciò che riguarda gli arrivi, si evidenzia una diminuzione dell’1,6% e, per ciò che concerne le presenze, si rileva una diminuzione del 3,0%: nello specifico, -3,1% gli arrivi italiani e +3,3% gli arrivi esteri, -4,3% le presenze italiane e +0,8% le presenze estere.

Si riscontra, quindi, una maggiore difficoltà nella domanda nazionale (che risulta in flessione) a cui si contrappone una buona performance nella domanda estera (che risulta, al contrario, in aumento). 

Entrando nel dettaglio della “principale clientela estera”, considerando sia gli arrivi che le presenze, vi sono incrementi per ciò che riguarda i turisti russi (arrivi: +13,5%, presenze: +10,6%), che costituiscono la principale clientela straniera sia in termini di arrivi (27,2% sul totale degli arrivi esteri) che di presenze (24,4% sul totale delle presenze estere), tedeschi (arrivi: +4,1%, presenze: +4,5%) e cechi (arrivi: +5,7%, presenze: +11,3%); calano, invece, i turisti svizzeri (arrivi: -1,6%, presenze: -0,8%), francesi (arrivi: -1,4%, presenze: -1,8%), belgi (arrivi: -6,4%, presenze: -6,6%), austriaci (arrivi: -12,6%, presenze: -15,1%) e olandesi (arrivi: -11,1%, presenze: -11,7%). Considerando, invece, solo gli arrivi, si riscontra un aumento dei turisti polacchi (+6,0%), inglesi (+0,8%) e rumeni (+0,1%); risultano in calo, al contrario, le presenze relative ai suddetti Paesi.

Interessante è il dato riguardante i giorni di permanenza media (rapporto presenze/arrivi) del turista: il rapporto, che si assesta a 4,9 giorni, risulta essere maggiore per il turista straniero (5,3 gg.) rispetto al turista italiano (4,8 gg.) e decisamente più alto nelle strutture complementari (6,2 gg.) rispetto a quelle alberghiere (4,9 gg.). 

SCENARI PREVISIONALI

E’ utile menzionare che il quadro complessivo delle tendenze del sistema economico provinciale deriva dallo studio effettuato da Prometeia – Scenari per le economie locali – e da Unioncamere Emilia-Romagna - Prometeia – Scenario economico provinciale, che si basano su informazioni di fonte Istat; le proiezioni sono ottenute attraverso l’utilizzo del modello econometrico provinciale di Prometeia e i dati di Unioncamere Emilia-Romagna.

Gli scenari previsionali, aggiornati a Febbraio 2014, riguardano principalmente le dinamiche del valore aggiunto, del commercio con l’estero e del mercato del lavoro e contengono analisi   fino al 2016. In sintesi:

- Tra il 2014 e il 2016 il tasso medio annuo di crescita del valore aggiunto in provincia di Rimini sarà del +1,1%, inferiore al valore atteso medio annuo del +1,5% per l’Emilia-Romagna e del +1,3% per l’Italia. A livello provinciale, la crescita investirà tutti i macrosettori; quello che ne beneficerà maggiormente sarà quello costituito dai ‘servizi’, con un tasso medio annuo del +1,2%, a cui seguiranno, nell’ordine, l’'industria in senso stretto (+0,7%), l’agricoltura e le costruzioni (+0,4% per ciascuno dei due macrosettori). 

- Tra il 2014 e il 2016 l’export aumenterà in provincia di Rimini in misura media annua del 3,2%, presentando però una crescita inferiore rispetto al trend regionale (+4,2%) e nazionale (+4,4%). La propensione all’export (export/valore aggiunto x 100), in provincia, crescerà leggermente (dal 21,4% nel 2013 al 22,8% nel 2016), in misura decisamente minore rispetto all’incremento che si avrà in Emilia-Romagna (dal 39,4% nel 2013 al 42,6% nel 2016) ed in Italia (dal 27,2% nel 2013 al 29,8% nel 2016).

- Nel mercato del lavoro riminese si evidenzierà, tra il 2014 ed il 2016, una minima crescita delle unità di lavoro, quantificabile in un +0,4% medio annuo, variazione inferiore a quella che si registrerà sia in ambito regionale (+0,8%) che in ambito nazionale (+0,6%). Nel 2016, inoltre, in provincia di Rimini si attende un tasso di disoccupazione (persone in cerca di occupazione/forze lavoro x 100) pari al 10,1% (in diminuzione rispetto all’11,5% del 2013), valore superiore a quello che ci si aspetta per l’Emilia-Romagna (6,9%) e inferiore a quello che si avrà in Italia (11,6%). 

In sostanza, negli ultimi mesi del 2013 sono emersi a Rimini, in Emilia Romagna e in Italia timidi segnali di miglioramento che aprono la strada alla ripresa. Le incertezze che tuttavia gravano sia sullo scenario internazionale che su quello italiano portano ad essere molto cauti nel delineare l’evoluzione dell’economia riminese, come anche di quella regionale, per il triennio 2014-2016. 

Il recupero, infatti, sarà graduale, con un biennio 2015-2016 che andrà meglio rispetto al 2014, coinvolgerà alcuni settori prima di altri e continuerà a mostrare un impatto ancora relativamente debole sull’occupazione, con il relativo tasso di disoccupazione che sarà ancora in crescita nell’anno in corso, e inizierà a calare solo a partire dal 2015.

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