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Dalla Spending review al riordino delle Province: quale futuro per la Camera di Commercio di Rimini?

Martedì 30 ottobre 2012 il Consiglio della Camera di Commercio di Rimini, allargato in occasione della discussione ai Presidenti di tutte le Associazioni di Categoria del territorio, è stato invitato ad esprimersi e a prendere posizione sull’eventuale riordino degli Enti camerali a seguito della Spending review messa in atto dal Governo. A seguito della Spending review, che dispone il riordino delle Province, la Camera di Commercio di Rimini - in virtù del fatto che “di regola” gli Enti camerali hanno come ambito di competenza il territorio provinciale e qualora la decisione del Ministero dello Sviluppo Economico sia quella di un taglio netto, “orizzontale”, finalizzato unicamente al risparmio - potrebbe essere accorpata con le Camere di Commercio di Forlì-Cesena e Ravenna, ed essere addirittura usata come “moneta di scambio” in un eventuale “ballottaggio”, nell’ambito degli accordi sulla collocazione dei diversi Enti pubblici della nuova Provincia di Romagna.

Pertanto i rappresentanti di tutte le Associazioni di Categoria, dei Lavoratori e dei Consumatori, delle Banche e delle Assicurazioni, raccolti all’interno del Consiglio della Camera di Commercio di Rimini, preso atto della situazione, manifestano preoccupazione, sottolineando quanto segue:

1) La Camera di Commercio di Rimini è un ente virtuoso dal punto di vista dell’equilibrio economico-finanziario, all’interno di una Regione, unica in Italia a parte il Trentino-Alto Adige e la Val d’Aosta (queste due a statuto speciale), a non avere Enti camerali in rigidità di bilancio. La Camera di Commercio di Rimini è quindi capace non solo di auto sostenersi con il gettito del diritto annuale, ma anche di riversare sul territorio la parte più consistente delle proprie risorse.

2) La Camera di Commercio di Rimini, infatti, ha sempre investito parti importanti del gettito nell’infrastrutturazione del territorio: basti pensare a Rimini Fiera, Palacongressi di Rimini, Palacongressi di Riccione, Aeradria, Caar, Polo universitario di Rimini. La somma versata in queste società ammonta ad oltre 26 milioni di Euro (la seconda Camera di Commercio in Regione dietro a Bologna per entità di investimenti effettuati). Sarebbe pertanto ancora più amaro perdere una Camera di Commercio come quella di Rimini, perché il patrimonio camerale, acquistato solo grazie al denaro versato da imprese riminesi, verrebbe diluito su un territorio più ampio.

3) Tutti i rappresentanti delle Associazioni di Categoria, dei Lavoratori e dei Consumatori, delle Banche e delle Assicurazioni presenti in seno al Consiglio, riconoscono la Camera di Commercio di Rimini come autentica ‘casa’ di tutte le imprese, un volano insostituibile per lo sviluppo economico del nostro territorio, per il reale e positivo impatto che la sua attività ha avuto sulla vita delle imprese attraverso la partecipazione nell’infrastrutturazione del territorio, l’investimento nei Consorzi Fidi, il sostegno all’internazionalizzazione, la realizzazione di manifestazioni promozionali, l’informazione economica, nonché la fondamentale attività pubblicistica svolta dal Registro delle Imprese.

La Camera di Commercio di Rimini segue quindi con grande attenzione l’evolversi della situazione e si augura che il Governo vorrà accogliere la proposta di riordino delle Camere di Commercio fatta, su invito del Ministero dello Sviluppo Economico, da Unioncamere Nazionale, sulla base di un unico criterio: l’equilibrio economico-finanziario, consistente nella capacità di auto sostenersi con le risorse del proprio territorio, assolvendo alle proprie funzioni istituzionali e promozionali.

Occorrerà quindi andare a vedere quali siano le Camere di Commercio attualmente in rigidità di bilancio, cioè quelle che spendono per il loro funzionamento più denaro di quanto non destinino alle attività promozionali sul proprio territorio di riferimento, e che abitualmente fanno ricorso al “Fondo Perequativo”, un fondo di solidarietà previsto dalla Legge, costituito da tutti gli Enti camerali italiani con bilancio in attivo, cui la Camera di Commercio di Rimini destina ogni anno ingenti somme. Saranno questi Enti camerali, se mai, a doversi accorpare fra di loro, sulla base di criteri economici.

La proposta di Unioncamere prevede anche un impegno crescente nella riduzione dei costi di funzionamento, puntando su economie di scala e sulla gestione associata di funzioni. La Camera di Commercio di Rimini, seguendo questa indicazione, si è già attivata, e intende rapportarsi in modo particolare con gli Enti camerali di Forlì-Cesena e Ravenna.

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