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“Genitori e figli verso la scelta”, indagine sul ruolo orientativo della famiglia

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Le famiglie riminesi hanno una positiva rappresentazione del mondo della scuola, dell’università e del mondo del lavoro e dichiarano di essere pronte ad affiancare i figli nella scelta del proprio futuro, anche se pensano che non ci sia poi tutta questa fretta. Sono questi alcuni degli spunti che emergono dalla ricerca “Genitori e figli verso la scelta” che la Camera di Commercio di Rimini, in collaborazione con la Provincia di Rimini, l’Ufficio Scolastico Territoriale e le Associazioni di categoria del territorio, ha commissionato al Ce.Trans. / Centro per le transizioni di lavoro della Facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna e presentato giovedì 27 ottobre presso l’Aula Magna del Liceo Einstein di Rimini.

Un’iniziativa ideata per mettere a fuoco il ruolo di primo piano giocato dalla famiglia nello sviluppo di scelte formative e lavorative dei figli, specialmente durante il periodo dell’adolescenza, con particolare riferimento alle dinamiche che caratterizzano il territorio riminese e la nostra economia.  

Si aggiunge così, grazie a questo lavoro, un ulteriore tassello al più ampio progetto de “La Città dei Mestieri- un ponte fra scuola e impresa”, che da alcuni anni l’Ente camerale sta portando avanti all’interno delle scuole per favorire un sempre maggiore raccordo con il tessuto imprenditoriale del nostro territorio, proprio in considerazione del fatto che le scelte formative dei giovani spesso non hanno corrispondenza nelle esigenze delle aziende. Qui si colloca questa ricerca, realizzata nell’ottica di ridurre questo divario. Oltre ad essere punti di riferimento per interpretare la realtà, infatti, i genitori svolgono un’azione diretta sulle scelte dei propri figli e rispetto al loro processo di costruzione del progetto professionale e di vita. La ricerca, più in particolare, ha messo a fuoco le credenze circa la formazione e il lavoro e le aspettative nei confronti del futuro formativo/lavorativo dei figli; le credenze riguardo le capacità dei figli; i comportamenti dei genitori rispetto al processo di orientamento dei figli. 

LA RICERCA: 1740 FAMIGLIE COINVOLTE

Sono stati coinvolti 1740 famiglie di studenti delle scuole secondarie di 1 e di 2 grado del territorio: i questionari validi raccolti sono stati 1257, con una percentuale di risposta straordinaria pari al 72% (78% nella Scuola secondaria di I grado; 64% Scuola secondaria di II grado) che ben testimonia l’importante coinvolgimento dei genitori, delle scuole, degli insegnanti, che si sono dimostrati molto sensibili in merito al futuro, sia formativo che professionale, dei propri ragazzi. L’indagine ha coinvolto 14 istituti, 8 di scuola secondaria di primo grado e 6 di scuola secondaria di secondo grado, corrispondenti al 50% degli istituti della provincia di Rimini che partecipano al progetto “La Città dei Mestieri: un ponte fra scuola e impresa”. Il campione scolastico è stato composto rispettando le quattro aree che compongono il territorio (Rimini, comuni della costa, comuni dell’entroterra pianeggiante, comuni in collina) e, per la scuola secondaria di secondo grado, coinvolgendo licei, istituti tecnici, istituti professionali. I genitori che hanno compilato il questionario sono per il 74,9% donne e per il 25,1% uomini. 

GLI ESITI DELLA RICERCA

Le famiglie hanno dimostrato di avere una rappresentazione positiva e articolata sia dell’esperienza formativa che del lavoro. I genitori attribuiscono alla scuola superiore una funzione specificamente educativa, a sostegno della maturazione globale della persona, e ritengono che l’università trasmetta invece un sapere professionalizzante e che quindi laurearsi significhi per i propri figli migliorare le possibilità di impiego al termine del percorso di studi. Il lavoro è per tutti considerato un valore, un mezzo di sviluppo sociale e personale, un ‘ascensore sociale’, attraverso il quale è possibile realizzare le proprie aspirazioni. I genitori dei ragazzi che frequentano l’ultimo biennio delle medie (scuola secondaria di primo grado) in particolare auspicano al 58% che i propri figli si iscrivano al liceo, il 28% in un istituto tecnico, il 18% in un istituto professionale, preferendo quindi spingerli verso una crescita del sapere di base (liceo) piuttosto che una scuola più professionalizzante. 

Rispetto invece alla scelta da compiere al termine della scuola secondaria di secondo grado, il 51% auspica che i propri figli proseguano gli studi iscrivendosi all’università, il 29% desidera che trovino subito un lavoro, il 15% pensa che un corso di formazione post diploma possa essere la scelta ideale, mentre il restante 15% è incerto. 

I genitori tendono inoltre a valutare positivamente le abilità scolastiche dei propri figli, dove le femmine sono considerate ‘più brave dei maschi’ mentre gli allievi che frequentano gli istituti professionali sono percepiti come meno capaci. Chi si aspetta che il figlio si iscriva all’università gli attribuisce maggiori abilità scolastiche, mentre coloro che ritengono che il proprio figlio debba trovasi un lavoro dopo il diploma, sono quelli che stimano i propri figli come meno dotati rispetto alla scuola. Ciò suggerisce l’ipotesi che i genitori considerino la riuscita dei figli a scuola non dipendente dall’esperienza in sé, ma dalle capacità del figlio, e che quindi i successi/insuccessi di oggi predicano i successi/insuccessi di domani. 

Sul tema dell’orientamento, i genitori non ritengono che i propri figli abbiano bisogno di azioni di sostegno: essi sono infatti sufficientemente maturi per prendere decisioni circa il proprio avvenire, anche se non li ritengono molto informati sulle alternative formative e lavorative. Scendendo più nel dettaglio, gli studenti delle scuole medie sono quelli considerati meno informati, mentre gli studenti degli istituti professionali sono considerati meno maturi. I genitori che desiderano che il proprio figlio prosegua gli studi all’università ritengono che non ci sia un bisogno urgente di informazione o di maturità da parte del proprio figlio; chi invece vuole che il proprio figlio trovi un lavoro, lamenta sia la scarsità di informazioni, sia la poca maturità personale del figlio. 

Ma i genitori, quanto sono in grado di influire sulla scelta dei propri figli? Essi si dichiarano molto coinvolti, aperti al confronto e poco inclini ad imporre i propri desideri sui figli. Dalla ricerca emergono però alcune contraddizioni: da un lato si considera la laurea come una garanzia per trovare un posto di lavoro migliore, ma dall’altra si ritiene che i futuri universitari possano procrastinare la definizione dei propri obiettivi professionali. Insomma, non c’è fretta. Questo da un lato evidenzia la stima nei confronti delle capacità dei propri figli, che sapranno maturare autonomamente la propria scelta professionale, ma nasconde l’illusione che il mercato si faccia garante della corrispondenza fra titolo di studio e tipo di lavoro. Un’altra contraddizione: se il lavoro è considerato importante per la propria realizzazione sociale e personale, l’ingresso anticipato nel mondo del lavoro è considerata un’opzione per figli meno talentuosi. Un pensiero che esclude la possibilità che la riuscita scolastica possa migliorare nel tempo e che svalorizza in parte la possibilità di esprimere le proprie capacità nell’esperienza lavorativa. 

GENITORI: EDUCARSI PER ORIENTARE

Dalla ricerca emerge con chiarezza la necessità che anche i genitori riflettano sulle proprie rappresentazioni ‘ideali’ del mondo della scuola e del lavoro, al fine di poter aiutare, così come si mostrano in effetti desiderosi di fare, i propri figli a costruire progetti di sviluppo e strategie di azione, che prevedano l’integrazione dei percorsi formativi con obiettivi professionali a lungo termine.  

I genitori devono quindi ‘professionalizzarsi’ per saper guidare meglio i propri figli, ed è qui che entra in gioco il progetto “La Città dei Mestieri: un ponte fra scuola e impresa”, nell’ambito del quale è stata realizzata questa preziosa ricerca che diventa così subito operativa. Sulla base di quest’ultima infatti, già nell’anno 2011-2012, saranno attivati alcuni percorsi ‘pilota’ per trasmettere ai genitori dei ragazzi della scuola secondaria alcune coordinate fondamentali per conoscere la realtà economica del territorio di riferimento e quella formativa, le opportunità professionali. Dall’anno 2012-2013 invece “La Città dei Mestieri” includerà specifici progetti per tutti i genitori. 

Prosegue così l’impegno della Camera di Commercio di Rimini, in stretto collegamento con la Provincia e l’Ufficio Scolastico Territoriale e le Associazioni di categoria, nella costruzione di un ‘ponte’ fra mondo della scuola e mondo dell’impresa. La collaborazione fra diverse istituzioni sta aiutando il progetto “La Città dei Mestieri” a crescere e a diffondersi positivamente: un obiettivo che non sarebbe stato comunque possibile raggiungere senza il coinvolgimento attivo e la partecipazione ‘in prima linea’ di scuole e insegnanti.

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